mercoledì 20 gennaio 2016

Tasti che scorrono veloci sulla tastiera

Ecco! Guardo la televisione e mi sento di scrivere parole! Sono un cane. Solo. Abbandonato a me stesso! Musica classica di sottofondo. Sono adesso un topo, poi un gatto che rincorre la coda del topo. Un topo gigante. Rosa. Colorato di rosa, il topo. Cioè io. E che non sono mai stato così serio nel parlare. Nell'essere libero di scrivere e parlare. Senza uno scopo di lucro. 

Già, scrivere, anche male, ma senza uno scopo di lucro. Solo per me stesso e per il mondo che circonda le mie orbite. Volo sull'orbita di fuoco e aspetto un taxi che passi a prendermi. Per portarmi chissà dove. 
Dove c'è magari un piccolo arcobaleno nero. Meglio colorato, sì avete ragione. Ma ora scrivo sul foglio elettronico. Mi diletto in queste quattro righe. Come una poesia mai scritta. Un soffio triste e demoniaco che splende dentro l'anima. Una scossa. Un tumultuoso uragano di plastica. Che ne penso dell'esistenza umana? 

Domanda senza senso, oggi. Nessuno più crede che l'uomo sia veramente quell'uomo che si specchiava nei ruscelli di nylon. Nessuno. Siamo lì, che ci muoviamo per tirare fuori qualcosa, un tozzo di pane, una giornata di lavoro rubacchiata al mondo. Così stronzo, il mondo. Noi, lo stronzo lo tiriamo in faccia alla realtà. Abbandoniamo l'essere umano al declino. All'esistenza di falsi concetti. 

Ma anche no! Forse, il brutto, è che è tutta la realtà a catturare la nostra mente. E poi viaggio in questo sfogo, in questo turbinio irrequieto e sconnesso di pensieri strabici. Strano da vedere, il testo. Questo testo. Che nessuno leggerà! O pochi leggeranno. 

Ma oggi, ho capito che scrivere è un'arte. Un'arte che non va pagata. Se si vuole sfiorare la luna, il pensiero interiore, la libertà di parola. Libertà negata da tanta informazione non ancora capita. Ma tutto è in continuo mutamento. Anche se sembra fermo. Freddo plastico! Ed ora andate a nanna bambini. Che siamo soli. E il sonno non perdona sbavature di nessun tipo. Domani mi alzerò presto ed inizierò a lavorare, a pigiare tasti sul computer, a ridere tra me e me per queste quattro parole espanse, come polistirolo…



21/01/2016

FINE