Stavo seduto sul cesso. Con un bel
libro in mano e i peli del pube che sbucavano fuori come segnalibri
marroni. Erano le dieci e mezza della sera e avevo appena dato addio
al mio ultimo pezzo di stronzo, che s'era incastrato giù per il
tubo. Ma stavo ancora seduto. Pensavo fossi diventato io lo stronzo!
Ma non lo so. Forse era così ma alla fine tutti siamo un po'
stronzi. E alla fine tutti noi pensiamo di non esserlo. È una regola
di vita. Forse. Non so...
Pensai a dei palloncini colorati. Erano
le undici di sera e ci pensai. Come si pensa in un sogno a dei
pipistrelli di cartone o ad un salame turco viola e seghettato. Avevo
appena fatto in tempo ad ingurgitare l'ultima pillola d'anfetamina,
che i miei sensi presero a confondersi sempre di più, di più, giù
giù sino alla fogna, e là trovare la pace. Palloncini colorati che
rullavano la mia mente dentro una mega cartina gigante, pronta
all'uso. Da fumare in silenzio. Soli. Dentro una stanza. Dentro le
cervella che esplodono di noia...
“Ehi Frank!” dissi “ Ma ci credi
che dei palloncini colorati m'hanno fatto passare la notte in
bianco?”
“Posso anche crederci! Tu e i tuoi
strani sogni ad occhi aperti. Tu e le tue seghe di prima mattina. Ma
per favore! Quand'è che crescerai? No, dico, quand'è che crescerai
per davvero?”
Frank era un poeta spilorcio e
decadente. Frank era anche silenzioso. Si lamentava, di tanto in
tanto. Ma alla fine stava spessissimo in meditazione eterna. Barba
lunga e gialla. Occhi di ghiaccio e cuore di pietra o di marzapane, a
seconda della storia che desiderava narrare ai poveri piccioni del
parco. Un naso grande e rosso e le labbra viola, un violaccio
terribile che spaventava i tipetti tutti in giacca e cravatta ed
assuefatti al genere umano in estinzione. Un piscio cardiaco in
perenne dissoluzione energetica. Non sto dicendo così per dire. E
che mi vengono attimi. Ma alla fine volle precisare “ Non me ne
fotte un cazzo del governo! Loro credono di avermi in pugno? Col
cazzo! Loro credono. Ma io ho una chiave dentro il salvadanaio. Io
tengo dieci pezzi di sigaretta e un tozzo di pane raffermo. Tutti
insieme. Sottovuoto...”
“ Si, ma che c'entra? Non vedo nessi
logici con la storia dei miei palloncini colorati. Ma soprattutto
ancora non ti ho raccontato un bel piffero di legno marcio, cristo!
Su questi stramaledetti palloncini. E tu te ne vai per i cazzi tuoi.”
dissi , insanguinato sino al colletto surreale.
Poi decidemmo di andare a bere
qualcosa. Una birra ghiacciata o del buon vino di rapa.
“ Ascolta! “ dissi sorridendo “
Una sera guardavo un programma in televisione. Una noia mortale.
Tutti a dire tutto e a non dire niente. Cambiai canale e i miei occhi
si dilatarono su un bel promo sui palloncini colorati. Non so chi sia
costui che pubblicizza palloncini colorati. Ma secondo me ha vinto!
Comunque. Io pensai. E pensai e ripensai. E infine mi venne a trovare
un sogno. Un incubo. Un qualcosa di strano. Immaginavo di stare
seduto sul cesso e poi vedere i miei peli sbucare all'improvviso,
come canne di bambù o come fili di rame pastorizzato. “
“ Vieni al dunque “ mi disse il
maledetto, senza la benché minima speranza tra le palle degli occhi.
“ Era come in un sogno. Tutto pieno
di conigli rosa e palle di cannone. C'erano pesci giganti rossi e
orsi marini piccoli. Blu ranocchie assortite e un sintetizzatore che
sintetizzava la sintesi di fine novecento. Un bordello! E mi scopai
anche la mia vecchia professoressa di latino. Chissà! Sarà morta di
sonno, oramai...ma alla fine vidi un signore. Teneva in mano i
palloncini colorati. Pieni d'elio e pieni di gioia. E pensai: che
bella storia! La plastica. Senza la plastica non ci sarebbero mai
stati i palloncini. Senza la plastica, senza il petrolio, non ci
sarebbe nulla di nulla per il quale noi consumiamo il consumabile.
Consumatori di preservativi. Nell'ottocento non esistevano i
palloncini. Colori. Che volano. Ed io sognai. Sognai che volavo via
col vento. Mentre stormi di papere sorvolavano l'oceano e le lande
desolate. Io attaccato al palloncino. Poi scoppiò. E caddi e mi
sfracellai al suolo. Sangue e rotoli di carne spiaccicata come cacca
di colombo malato. E capì che era un'illusione. Tutto il
consumabile? Un'illusione...però?!...che bella illusione....peccato
che dura il tempo di un soffio di vento o dello scandire i secondi
del crollo di un petalo di rugiada... “
Tornai a casa. Ubriaco. Malconcio.
Frank stava ancora a bere. Ma io già ero di fuori. Accesi la tv. Che
palle! C'è sempre il nostro presidente che spara cazzate a raffica,
il frocio! Letame...
Dalla finestra sentì una voce. Non
capivo. Una voce che mi chiamava a squarcia gola. Era una voce
stridula. Atona. Maleodorante. Tipo il fischio di una caffettiera. Un
gas velenoso. Era reale?
Un volto gigante si presentò davanti
ai miei occhi. Tutto insanguinato. Pieno di brufoli e pustole. Un
volto che piangeva. Io urlai. Ma non udivo la mia voce. E allora
presi a correre in un campo di grano ma il volto mi inseguiva, senza
una metà. Urlava pure lui. Maledizione!!!
Aprì gli occhi. M'affacciai alla
finestrella di marmo e vetro. E giù c'era Frank. Ubriachissimo che
urlava e cantava le canzoni di Mina. Fradicio. Pioveva. Una voce
stridula...
“ Ma che vuoi, pollo! “ dissi “
Io ora vado a letto...che cazzo urli? “
“ Nulla “ disse Frank “ Nulla. Ma
alla fine voglio anch'io volare sul palloncino. Anche se esplode! “
25/11/2010
FINE