mercoledì 1 luglio 2015

PALLONCINI ovvero IO, FRANK E IL MONDO PLASTICO!

Stavo seduto sul cesso. Con un bel libro in mano e i peli del pube che sbucavano fuori come segnalibri marroni. Erano le dieci e mezza della sera e avevo appena dato addio al mio ultimo pezzo di stronzo, che s'era incastrato giù per il tubo. Ma stavo ancora seduto. Pensavo fossi diventato io lo stronzo! Ma non lo so. Forse era così ma alla fine tutti siamo un po' stronzi. E alla fine tutti noi pensiamo di non esserlo. È una regola di vita. Forse. Non so...

Pensai a dei palloncini colorati. Erano le undici di sera e ci pensai. Come si pensa in un sogno a dei pipistrelli di cartone o ad un salame turco viola e seghettato. Avevo appena fatto in tempo ad ingurgitare l'ultima pillola d'anfetamina, che i miei sensi presero a confondersi sempre di più, di più, giù giù sino alla fogna, e là trovare la pace. Palloncini colorati che rullavano la mia mente dentro una mega cartina gigante, pronta all'uso. Da fumare in silenzio. Soli. Dentro una stanza. Dentro le cervella che esplodono di noia...

“Ehi Frank!” dissi “ Ma ci credi che dei palloncini colorati m'hanno fatto passare la notte in bianco?”
“Posso anche crederci! Tu e i tuoi strani sogni ad occhi aperti. Tu e le tue seghe di prima mattina. Ma per favore! Quand'è che crescerai? No, dico, quand'è che crescerai per davvero?”
Frank era un poeta spilorcio e decadente. Frank era anche silenzioso. Si lamentava, di tanto in tanto. Ma alla fine stava spessissimo in meditazione eterna. Barba lunga e gialla. Occhi di ghiaccio e cuore di pietra o di marzapane, a seconda della storia che desiderava narrare ai poveri piccioni del parco. Un naso grande e rosso e le labbra viola, un violaccio terribile che spaventava i tipetti tutti in giacca e cravatta ed assuefatti al genere umano in estinzione. Un piscio cardiaco in perenne dissoluzione energetica. Non sto dicendo così per dire. E che mi vengono attimi. Ma alla fine volle precisare “ Non me ne fotte un cazzo del governo! Loro credono di avermi in pugno? Col cazzo! Loro credono. Ma io ho una chiave dentro il salvadanaio. Io tengo dieci pezzi di sigaretta e un tozzo di pane raffermo. Tutti insieme. Sottovuoto...”
“ Si, ma che c'entra? Non vedo nessi logici con la storia dei miei palloncini colorati. Ma soprattutto ancora non ti ho raccontato un bel piffero di legno marcio, cristo! Su questi stramaledetti palloncini. E tu te ne vai per i cazzi tuoi.” dissi , insanguinato sino al colletto surreale.
Poi decidemmo di andare a bere qualcosa. Una birra ghiacciata o del buon vino di rapa.

“ Ascolta! “ dissi sorridendo “ Una sera guardavo un programma in televisione. Una noia mortale. Tutti a dire tutto e a non dire niente. Cambiai canale e i miei occhi si dilatarono su un bel promo sui palloncini colorati. Non so chi sia costui che pubblicizza palloncini colorati. Ma secondo me ha vinto! Comunque. Io pensai. E pensai e ripensai. E infine mi venne a trovare un sogno. Un incubo. Un qualcosa di strano. Immaginavo di stare seduto sul cesso e poi vedere i miei peli sbucare all'improvviso, come canne di bambù o come fili di rame pastorizzato. “
“ Vieni al dunque “ mi disse il maledetto, senza la benché minima speranza tra le palle degli occhi.
“ Era come in un sogno. Tutto pieno di conigli rosa e palle di cannone. C'erano pesci giganti rossi e orsi marini piccoli. Blu ranocchie assortite e un sintetizzatore che sintetizzava la sintesi di fine novecento. Un bordello! E mi scopai anche la mia vecchia professoressa di latino. Chissà! Sarà morta di sonno, oramai...ma alla fine vidi un signore. Teneva in mano i palloncini colorati. Pieni d'elio e pieni di gioia. E pensai: che bella storia! La plastica. Senza la plastica non ci sarebbero mai stati i palloncini. Senza la plastica, senza il petrolio, non ci sarebbe nulla di nulla per il quale noi consumiamo il consumabile. Consumatori di preservativi. Nell'ottocento non esistevano i palloncini. Colori. Che volano. Ed io sognai. Sognai che volavo via col vento. Mentre stormi di papere sorvolavano l'oceano e le lande desolate. Io attaccato al palloncino. Poi scoppiò. E caddi e mi sfracellai al suolo. Sangue e rotoli di carne spiaccicata come cacca di colombo malato. E capì che era un'illusione. Tutto il consumabile? Un'illusione...però?!...che bella illusione....peccato che dura il tempo di un soffio di vento o dello scandire i secondi del crollo di un petalo di rugiada... “

Tornai a casa. Ubriaco. Malconcio. Frank stava ancora a bere. Ma io già ero di fuori. Accesi la tv. Che palle! C'è sempre il nostro presidente che spara cazzate a raffica, il frocio! Letame...
Dalla finestra sentì una voce. Non capivo. Una voce che mi chiamava a squarcia gola. Era una voce stridula. Atona. Maleodorante. Tipo il fischio di una caffettiera. Un gas velenoso. Era reale?
Un volto gigante si presentò davanti ai miei occhi. Tutto insanguinato. Pieno di brufoli e pustole. Un volto che piangeva. Io urlai. Ma non udivo la mia voce. E allora presi a correre in un campo di grano ma il volto mi inseguiva, senza una metà. Urlava pure lui. Maledizione!!!

Aprì gli occhi. M'affacciai alla finestrella di marmo e vetro. E giù c'era Frank. Ubriachissimo che urlava e cantava le canzoni di Mina. Fradicio. Pioveva. Una voce stridula...

“ Ma che vuoi, pollo! “ dissi “ Io ora vado a letto...che cazzo urli? “
“ Nulla “ disse Frank “ Nulla. Ma alla fine voglio anch'io volare sul palloncino. Anche se esplode! “


25/11/2010

FINE